Imparare senza sentirsi mai in pari

Imparare senza sentirsi mai in pari

03.04.2015 - 11:12

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“’Rezzo, ’Rezzo, stazione de ’Rezzo”… il treno s’infilava lento nella città per finire la sua corsa. Proiettate sul finestrino le luci dei labirinti delle case di un posto che non era il mio, di gente che non conoscevo, ma viveva come me; entravo da loro con lo sguardo: a cena davanti alla tv, nello studio per leggere un libro, in terrazza con un bicchiere. A 18 anni immagini, senza sapere cosa farai da grande. Mi piaceva, “ranocchiaro” di una cittadina del Tevere (le rane più buone del mondo le ho mangiate poi a Giovi dove l’Arno “torce il muso”) prendere quel treno dei sogni, a 40 minuti da dove sono nato: un’altra regione, un’altra provincia - lo senti subito dalla “c” - e un mondo oltre la stazione. Mai avrei pensato - il destino a volte ha dei numeri in più - di vivere ad Arezzo un bel pezzo della mia vita. Più di una da cronista: ragazzotto nella redazione del neonato Corriere, poi per dodici anni capo servizio. “Qualche settimana” che non ho mai contato: quella gente che vedevo dal vagone - stavolta anche con i sorrisi e gli inciampi, l’ironia abbestia, gli slanci impetuosi e la voglia di fare - è diventata subito anche mia. Lo resterà per sempre. Come quelle case, le strade e verrebbe da dire come il Corriere, ma questo non può essere: un quotidiano è per davvero di chi lo legge grazie a chi lo fa. Ho “solo” partecipato a un’avventura che continua e racconta il domani con gli attrezzi solidi e il bagaglio umano di ieri, mi piace pensare di cultura e democrazia, apertura alla diversità: quella di un giornale in più. In altre parole di un’altra offerta informativa, vitale, alternativa; con una sua personalità, proprio come la città e il territorio, gli uomini e le donne che interpreta. Una sfida da Corriere Aretino (nomen omen), insomma. E il suo compleanno, per me almeno, è nei versi di un canto Navajo che certe notti, - per quanto uno abbia provato a dare il meglio di quel poco che aveva - non ti fa sentire in pari con Arezzo: “Tutto quello che hai visto ricordalo, perché tutto quello che dimentichi ritorna a volare nel vento”.

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