Morire soli pur vivendo vicini

Morire soli pur vivendo vicini

02.11.2014 - 14:42

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La malinconica vicenda di Elena Ceste ci fa riflettere sulla condizione di molte donne che vivono nella provincia italiana. Non c'è dubbio che la città, nella sua confusione, nasconde e aiuta ad uscire da momenti scuri, mentre la provincia accentua la solitudine e, quindi, può indurre a gesti estremi, a soluzioni terribili. Non sta a me dire se Elena Ceste è stata uccisa o se si è tolta la vita, ma non c'è dubbio, ammesso che siano vere le cose che raccontò al marito di alcuni incontri, di rapporti nati sul social network, che la solitudine di quella casa, dove una donna accudiva quattro figli e la sera si incontrava con il marito, vigile del fuoco, risalta con violenza e induce a qualche riflessione.
Se, infatti, può essere fastidioso vivere in un palazzo di otto piani, un appartamento accanto all'altro, può essere altrettanto fastidioso vivere in un casale, distante da un altro molti metri.Può sembrare innaturale e certamente inedito quanto ho appena scritto, ma, sia la storia di Elena Ceste come quella di altre donne che hanno vissuto stagioni difficili, mi induce a fare queste riflessioni. Forse dobbiamo veramente occuparci un po' degli altri, non già in ragione di un pettegolezzo, ma di un autentico desiderio di parlare con quel vicino di casale, di portare il discorso a confidenza per far capire che non si è mai completamente soli su questa terra. Non accadrà se andrà avanti così, ma starete a vedere che la cronaca sempre più spesso registrerà solitudini precipitate in gesti sbagliati. Non ci piace, non ci è mai piaciuto: vorremmo proprio che si cambiasse marcia.

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