Essere profugo nella bella Umbria

Essere profugo nella bella Umbria

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Purtroppo siamo tutti consapevoli della tragedia che si consuma davanti ai nostri occhi con i ripetuti naufragi dei migranti che scappano dai loro paesi in guerra e in miseria alla ricerca di un futuro migliore.

Siete a conoscenza della polemica in corso sull’ospitalità o meno, sui centri che ormai sono al collasso per quanti sono i migranti.
Mi chiedo, se si facesse un sondaggio tra tutti gli italiani, quanti sarebbero disposti ad aiutare questa povera gente, a consentirgli in qualche modo un letto o la possibilità di mangiare?
Nessuno farà mai questo tipo di sondaggio, però, scrivendo su questo giornale, mi viene da chiedere: e gli umbri, come si comporterebbero dinanzi a questa evenienza? Intendiamoci, nessuno pretende generosità esagerate, ma possiamo però chiedere a chi ci governa, di fare di tutto e di più perché la situazione, in qualche modo, si risolva.
Ricordiamo che anche noi siamo stati migranti (in Australia, in America e altrove) e forse anche noi abbiamo patito, almeno in parte, quello che gli attuali profughi stanno patendo. Lo dico perché tutti insieme si faccia pressione presso il governo italiano e presso, principalmente, l’Europa unita, perché questa cronaca dolorosa e frequente, scompaia.
A me piace molto l’Umbria e, se fosse in me, sceglierei d’esser profugo da quelle parti, a Todi forse o ad Assisi, ma la verità è che questi, che scappano da un’Africa impossibile, si accontentano di molto meno e hanno come speranza quella di vivere. 

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