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Mafia: Dia, 'in Sicilia Cosa nostra fa accordi con i boss nigeriani'

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Palermo, 7 apr. (Adnkronos) - "Lo scenario criminale siciliano si presenta variegato per la compresenza nel territorio regionale di organizzazioni di matrice mafiosa sia autoctone che allogene. Cosa nostra non rappresenta l'unica matrice criminale di tipo mafioso operante nella trinacria". E' quanto si legge nell'ultimo rapporto della Dia sulla criminalità organizzata in Sicilia. "Se nel versante occidentale essa conserva un'immutata egemonia benché si registri la presenza molto attiva di gruppi criminali di etnia nigeriana operanti soprattutto nel capoluogo, nell'area orientale sono tuttora attive compagini storicamente radicate quali la “stidda” e altre numerose organizzazioni mafiose non inquadrabili nella struttura di cosa nostra - spiega la Dia - Anche in questo quadrante la mafia nigeriana è ben radicata e particolarmente attiva in diversi settori criminali".

"La coesistenza di diverse matrici mafiose si fa convivenza laddove sullo stesso territorio si giunge ad accordi utilitaristici in uno o più settori di cointeressenza confermando ulteriormente la tendenza, già emersa in passato, a rinunciare alla violenza e ai conflitti cruenti in favore di una predilezione per gli affari - dice la Dia - In questo ambito rappresentano un quid novis i rapporti con le mafie nigeriane soprattutto nella città di Palermo dove i sodalizi centrafricani sembrano aver acquisito un vantaggio competitivo nel settore degli stupefacenti". "I cults nigeriani sono infatti in grado di governare l'offerta e la domanda, i flussi di sostanze stupefacenti e soprattutto i cospicui proventi derivanti da un mercato che si conferma tuttora fiorente nonostante la pandemia - si legge nel rapporto - Si segnala a questo proposito l'indagine “Ika Rima” conclusa dai Carabinieri il 10 giugno 2021 che ha disvelato l'esistenza di un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti risultata essere una vera e propria articolazione criminale della confraternita nigeriana di natura cultista degli “Eiye”. L'organizzazione risultava composta da 21 soggetti, 19 nigeriani e 2 italiani quest'ultimi attivi in qualità di spacciatori al dettaglio, approvvigionandosi a loro volta dai soggetti nigeriani".