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Francesco Di Leva: "Come Prima" è un viaggio per unire due anime

Roma, 19 ott. (askanews) - L'ha definita "una storia d'amore" bellissima e complicata il regista francese Tommy Weber quella tra Fabio e André, due fratelli che si ritrovano dopo 17 anni. E il loro rivedersi, riscoprirsi andando a ritroso nel tempo e nelle cose non dette, è un vero e proprio viaggio, come racconta Francesco di Leva, protagonista insieme ad Antonio Folletto di "Come Prima", presentato in anteprima ad Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del cinema di Roma dedicata ai ragazzi.

Il film è tratto dall'omonima graphic novel del fumettista francese Alfred. Due fratelli che non si vedono da tempo, da quando Fabio ha lasciato la casa di famiglia a Procida, per seguire i suoi ideali. Sullo sfondo il secondo dopoguerra, il credo politico che separa due caratteri molto diversi ma che l'amore può alla fine riunire. Francesco Di Leva:

"Già dalle pagine quello che veniva fuori questo grande viaggio, questo cercare di unire queste due anime che hanno vissuto due vite diverse, si allontanano da piccolini per i loro ideali completamente diversi, quelli di Fabio erano ideali fascisti, ma girando il film ci siamo accorti che tutto sommato era più orgoglio che un vero e proprio ideale fascista, definirei questo film come un grande viaggio che abbiamo affrontato anche come attori io e Antonio".

E per Weber anche un film "catartico", perché lui stesso ha avuto un rapporto molto complicato con suo fratello. Non è stato semplice per gli attori partire da una graphic novel. "Quando mi sono imbattuto in questo fumetto l'ho trovato straordinario, ha favorito delle cose ma da attore è stato anche complicato, perché le immagini erano così belle che non è stato facile renderle, il fumetto è stato un vero e proprio canovaccio, è stato divertente".

Nel film si viaggia tra la Francia e la Campania, ma il Covid ha imposto molte limitazioni.

"Il film era partito con 15 giorni di ritardo perché io stesso avevo avuto il virus, il virus ce lo siamo portati un po' dietro ma siamo stati bravissimi, abbiamo creato una bolla in albergo e non ci siamo mossi da lì, da Arpino, ed è stato importante. Non essere andati in Francia è stato ovviamente un dolore".

Per il regista che da anni sognava di fare un film in Italia è stato comunque un regalo, nonostante gli imprevisti: "Niente è andato come mi aspettavo, per fortuna - ha detto - ecco tutto ciò che amo del cinema: l'imprevisto, l'ignoto e la libertà che ne deriva".